Le “allucinazioni” dell’AI entrano negli atti. Il rischio non è teorico, è già operativo.

C’è un punto che oggi non può più essere archiviato come un semplice incidente tecnologico: l’intelligenza artificiale può produrre contenuti formalmente corretti ma giuridicamente falsi — citazioni, precedenti, riferimenti normativi — con un livello di verosimiglianza tale da superare una lettura non critica.

È il segnale, ormai evidente, che emerge anche da recenti vicende di cronaca giudiziaria, nelle quali l’utilizzo non presidiato di strumenti di AI ha condotto all’inserimento di richiami giurisprudenziali inesistenti, imponendo successive verifiche e accertamenti.

Il problema, dunque, non è l’AI in sé: il problema è l’illusione di poter delegare alla tecnologia la verifica della correttezza giuridica.

L’errore “credibile” è il più pericoloso: quando l’AI “allucina”, non mente: costruisce una risposta plausibile.

Ma in ambito giuridico e aziendale il risultato non cambia: un errore che sembra vero entra nei documenti, orienta decisioni, condiziona strategie, altera il contraddittorio ed espone a responsabilità.

È qui che il rischio diventa sistemico.

Per le imprese, l’impatto va ben oltre il processo. L’uso improprio dell’AI può incidere su:

  • contratti e clausole essenziali, con profili di invalidità o inefficacia;
  • gare e procedure competitive, con dichiarazioni inesatte o fuorvianti;
  • compliance aziendale, modelli 231, policy interne, privacy e HR;
  • decisioni di governance, fondate su presupposti giuridici errati.

Un riferimento sbagliato può tradursi in contenzioso, sanzioni, danni reputazionali e perdita di fiducia da parte di stakeholder, partner e autorità.

Un protocollo “anti-allucinazioni” è oggi indispensabile!!!!

L’esperienza operativa suggerisce alcune regole minime non più rinviabili:

  • Nessuna citazione senza fonte verificata
  • Doppio controllo nei documenti ad alto impatto
  • AI come supporto, non come autorità
  • Tracciabilità di prompt, output e fonti
  • Formazione interna sull’uso consapevole dell’AI
  • Policy chiare su dati e riservatezza
  • Procedure immediate di correzione degli errori

TECNOLOGIA SI, MA SOLO SE GOVERNATA

Il messaggio è ormai inequivoco: la diligenza non diminuisce con l’AI, aumenta.

Chi utilizza strumenti di intelligenza artificiale senza presidi organizzativi e giuridici adeguati non sta innovando: sta semplicemente accumulando rischio.

È per questo che le imprese non possono affidarsi a soluzioni improvvisate o all’uso individuale degli strumenti. Serve un approccio strutturato, integrato e preventivo.

👉 Rivolgersi a Tutela d’Impresa significa dotarsi di un modello di accompagnamento legale e strategico che consenta di:

  • integrare l’AI nei processi aziendali in modo sicuro e conforme;
  • prevenire errori prima che diventino contenzioso;
  • rafforzare governance, compliance e responsabilità decisionale.

In un contesto in cui l’errore “credibile” è il più insidioso, la vera tutela non è correre dietro ai problemi, ma impedirne la nascita.

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