

Il VERO Problema: L’Assenteismo come Ricatto Aziendale
Per anni, molti imprenditori si sono trovati prigionieri di un paradosso normativo: il dipendente che smette di presentarsi al lavoro, ignorando chiamate e solleciti, con l’unico obiettivo di farsi licenziare. Questa condotta, spesso definita “assenteismo strategico”, non è solo un danno organizzativo, ma si traduceva in un costo diretto per l’impresa, costretta a versare il cosiddetto “Ticket NASpI” per permettere al lavoratore di accedere all’indennità di disoccupazione.
Il rischio, tuttavia, non è solo economico. Procedere con una risoluzione del rapporto in modo affrettato o formalmente impreciso espone l’azienda al pericolo peggiore: la riqualificazione dell’uscita come licenziamento orale. In questo scenario, l’imprenditore non solo perde la causa, ma rischia la reintegra del lavoratore e il risarcimento dei danni. La recente riforma del “Collegato Lavoro” ha cercato di arginare questo fenomeno, ma le ultime pronunce giudiziarie impongono una cautela estrema.
La svolta Giurisprudenziale: il caso Ravenna e la Circolare n. 6/2025
La recente sentenza del Tribunale di Ravenna dell’11 Dicembre 2025 ha segnato un punto di discontinuità fondamentale per la gestione delle dimissioni di fatto (ex Art. 26, co. 7 bis, D.Lgs. 151/2015).
Il nodo del contendere riguarda il termine oltre il quale l’assenza si trasforma automaticamente in dimissioni. Molti CCNL prevedono che l’assenza ingiustificata oltre i 3, 4 o 5 giorni permetta il licenziamento disciplinare. Tuttavia, il Tribunale di Ravenna ha stabilito che questi termini brevi non possono essere utilizzati per le dimissioni di fatto. Secondo i Giudici, le clausole dei CCNL nate per il licenziamento non sono sovrapponibili alla nuova fattispecie delle dimissioni automatiche, poiché quest’ultima priva il lavoratore della NASpI.
Questa interpretazione è stata ufficialmente recepita dal Ministero del Lavoro con la Circolare n. 6/2025. Il principio è chiaro: a meno che il vostro CCNL non sia stato aggiornato specificamente per disciplinare le dimissioni di fatto, il termine da rispettare non è quello del contratto collettivo, ma quello legale di 15 giorni. Agire prima significa esporsi a un ricorso quasi certamente perdente.
La strategia di difesa dell’Impresa: Protocollo Operativo in 4 Step
Per tutelare l’azienda e garantire la certezza della risoluzione senza costi aggiuntivi, è necessario adottare un protocollo rigoroso che neutralizzi le contestazioni del lavoratore:
Conclusione: Prudenza Operativa e Call to Action
La nuova normativa sulle dimissioni di fatto è un’arma potente nelle mani dell’imprenditore, ma è un’arma a doppio taglio. La fretta di chiudere un rapporto difficile può portare a errori procedurali fatali che trasformano un risparmio (il mancato Ticket NASpI) in un costo legale enorme. La giurisprudenza del 2025 ci insegna che la vittoria si ottiene con la pazienza e il rigore formale: aspettare il 15° giorno non è una perdita di tempo, ma un investimento nella sicurezza giuridica della vostra azienda.
La vostra procedura di gestione delle assenze è a prova di ricorso?
Non aspettate che un giudice riqualifichi un’uscita come licenziamento illegittimo. Richiedete oggi stesso un audit dei vostri processi HR per aggiornare i regolamenti aziendali e blindare le procedure di risoluzione del rapporto. Proteggete il vostro bilancio e la vostra autorità direttiva.

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